come la cattività modifica il comportamento delle specie e le conseguenze sugli individui

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Gli ippopotami che volano sono una cosa normale

- Di Giulia Raissa Agnolon

Avete letto bene: gli ippopotami che volano sono una cosa normale. Proprio così. E ora vi spieghiamo perché.

Nelle varie attività di Relazioni Bestiali, ci capita spesso di discutere di cosa è “normale” e cosa no quando si tratta di comportamento animale. Dove per normale si intende di un comportamento che è proprio della specie e che è funzionale. In contrapposizione con i comportamenti anomali che, invece, sono deviazioni dall’etologia della specie e indicatori di incapacità di adattamento all’ambiente, stress e scarso benessere.

Qualche tempo fa ci siamo imbattute in un caso emblematico: l’ippopotamo sdraiato. Senza spiegare troppo i dettagli circostanziali, vi diciamo solamente che si trattava di un ippopotamo che si poteva scorgere dalla strada passando in macchina e che, giorno dopo giorno, lo si vedeva sempre sdraiato a terra. “Cosa c’è di strano?”, direte voi. Beh, non eravamo né in Africa né davanti a uno zoo e di strano c’è proprio il fatto che questo ippopotamo era sdraiato.

Se andiamo a vedere il comportamento di questa specie in natura, capite dove vogliamo arrivare.

Partiamo dal nome: ippopotamo comune o ippopotamo anfibio (Hippopotamus amphibius). Se Linneo nel 1758 l’ha battezzato così un motivo c’è. È infatti un animale che conduce una doppia vita tra acqua e terra ferma, restando estremamente legato all’ambiente acquatico tanto che ha evoluto tutta una serie di adattamenti, sia fisici che comportamentali, per la vita in acqua.

Come passa la sua giornata un ippopotamo in natura? Gli scienziati ce lo dicono attraverso lo studio dell’activity budget (profilo temporale del comportamento) che in questa specie differisce di molto tra giorno e notte, per la tipologia di comportamenti espressi in una situazione o nell’altra. Durante il giorno, quando il sole è alto nel cielo, gli ippopotami spendono la maggior parte del tempo (circa il 70%) riposando in acqua, comodamente in ammollo, spesso lasciando emergere in superficie solo le due giganti narici. Al chiaro di luna, invece, l’attività principale é pascolare. Camminano chilometri alimentandosi di erbe e piante, approfittando di tanto in tanto di qualche pausa nella quale possono riposare distesi al suolo, sulle rive fangose dei fiumi o in altri substrati accomodanti e ammortizzanti come sabbia e zone erbose.

come la cattività modifica il comportamento delle specie e le conseguenze sugli individui

Questi comportamenti rappresentano adattamenti evolutivi cruciali. Proteggono l’ippopotamo da eventuali danni provocati dai raggi solari sulla sua pelle glabra – come avrete notato, questo mammifero manca di pelo – e dall’usura delle articolazioni causata da un peso corporeo di tonnellate (anche 3.500 kg) su una struttura scheletrica che, per quanto robusta, la natura non l’ha progettata per sostenere costantemente l’intero carico a terra per tutta la vita. Ecco perché lo stile anfibio di questo grande mammifero è una necessità fondamentale sia in natura che in cattività.

Alla luce di questo, ciò che sarebbe quindi normale vedere anche in situazioni che, seppur fuori dal contesto naturale, rispettano le esigenze di specie garantendone il benessere: é un ippopotamo che di giorno riposa galleggiando beatamente in una vasca d’acqua sufficientemente profonda e ampia. Ergo, un ippopotamo disteso tutto il giorno sul cemento e sotto il sole, è qualcosa di assolutamente anomalo e dannoso per la sua salute. In una tale situazione il rischio è innanzitutto la compromissione delle articolazioni che con il tempo si tradurrà in artrosi e zoppia cronica, problemi spesso associati anche a escoriazioni dolorose e pododermatite, dovute all'abrasione dei polpastrelli sul cemento. Quest’ultimo, ennesimo esempio di un adattamento evolutivo non tenuto in considerazione: gli ippopotami infatti non hanno veri e propri zoccoli ma “piedini” relativamente morbidi, progettati per essere efficienti in acqua e nel fango, caratteristica che però li rende molto delicati.

Per quanto riguarda la costante esposizione al sole della pelle priva di peli, anche in questo caso c’è un adattamento fisiologico che aiuta l’ippopotamo a sopravvivere sotto il cocente sole africano: la secrezione di un essudato cutaneo oleoso che funge da crema solare. Tuttavia anche questo aiuto da Madre Natura è limitato, e l’animale ha necessità di immergersi in acqua prima possibile per non incorrere in danni come scottature, ulcere e disidratazione. Senza accesso rapido all’acqua, il rischio di infezioni e lesioni aumenta rapidamente.

Alla lista dei potenziali rischi associati a questo caso è doveroso aggiungere anche i danni psicologici da sofferenza per dolori cronici. Quelle cose che non sempre si vedono, ma esistono. Ricordandoci che quando parliamo di benessere si pone estrema rilevanza alla sfera mentale ed emotiva degli animali e va considerato anche tutto ciò che non si presenta evidente come una ferita sul corpo dell’animale.

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Tutte queste sono problematiche note da decenni e scientificamente avvalorate per la quale non è ammessa ignoranza da parte di chiunque abbia sotto le proprie cure animali di questo tipo. Gli adattamenti ci dicono che gli animali sono “costruiti” con specifiche caratteristiche per vivere in specifiche condizioni ambientali, e questa è una legge fondamentale che va rispettata anche quando gli animali sono in situazioni distanti da quelle naturali. Nel caso specifico, gli adattamenti dell'ippopotamo alla vita acquatica servono a compensare una struttura fisica che non sarebbe funzionale in altri contesti. Stare sul cemento, infatti, è qualcosa che la natura e l’evoluzione non hanno previsto e che può ripercuotersi su salute e benessere dell’animale, soprattutto se protratto per ore, per giorni e per una intera vita.

Certo, anche in natura questi animali possono trovarsi in situazioni paragonabili ad un ippopotamo sul cemento, come il dover affrontare la stagione secca nell’Africa Subsahariana, dove affrontano migrazioni estenuanti alla ricerca di pozze d’acqua ormai fangosa e già sovraffollate. Sopravvivono. Ma è necessario ricordarsi che tutto ciò che accade in natura non è necessariamente in linea con il benessere, quello che invece noi dobbiamo doverosamente garantire dal momento in cui gli animali sono sotto la nostra responsabilità.

Dopo profonde riflessioni, torniamo a spiegarvi il perché degli ippopotami che volano. Si tratta di una curiosità: uno studio sulla locomozione dell’ippopotamo anfibio ha analizzato nel dettaglio dinamicità e motricità durante l’incredibile corsa al galoppo che gli ippopotami fanno per difendere il loro territorio. Nessuno, neanche l’animale più temibile della savana può avvicinarsi alle pozze occupate da quei grossi mammiferi pelati, altrimenti questi ultimi si lanciano all’inseguimento raggiungendo anche i 30 chilometri orari! Lo studio in questione ha evidenziato che in queste corse gli ippopotami sono talmente veloci e sorprendentemente agili che, tra un galoppo e l’altro, l’intera massa di 3 tonnellate resta, anche se per frazioni di secondo, letteralmente sospesa in aria: volando!

Quindi, se doveste vedere ippopotami che volano: tranquilli, è tutto normale! Ma se doveste vedere ippopotami sdraiati, in questo caso, fatevi delle domande.


Fonti: 

  • Boisserie JR, Fisher RE, Lihoreau F, Weston EM, (2011). Evolving between land and water: key questions on the emergence and history of the Hippopotamidae (Hippopotamoidea, Cetancodonta, Cetartiodactyla). Biological Reviews.

  • Dadone L, (2018). Lameness diagnosis and management in zoo giraffe. Zoo and Wild Animal Medicine 

  • Dick TJ, Clemente CJ, (2017). Where have all the giants gone? How animals deal with the problem of size. PLOS Biology.

  • Fernandez EJ, Ramirez M, Hawkes NC, (2020). Activity and pool use in relation to temperature and water changes in zoo hippopotamuses (Hippopotamus amphibius) Animals.

  • Hutchinson JR, Pringle EV, (2024). Footfall patterns and stride parameters of common hippopotamus (Hippopotamus amphibius) on land. Peer J - Zoological Science.

 

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