Nei confronti con il team “Relazioni bestiali” ci siamo più volte interrogati su come ricreare un ambiente naturale nei terrari non sia sempre una strategia vincente per la gestione dei rettili in cattività. Spesso le persone concepiscono queste specie come selvatiche ma in realtà non è così, a livello scientifico sono definibili “animali borderline”, esemplari che non vengono dalla natura ma che non sono neanche definibili domestici, e dunque a tutti noi viene spontaneo per un cane comprare due ciotole, una cuccia e un giochino, per un pitone reale ricreiamo l’ambiente africano. Perchè? Se il pitone reale è nato in cattività da generazioni, ricreare un ambiente naturalistico è veramente l’assioma perfetto? Secondo la stessa ideologia non dovremmo ricreare una foresta in casa ad un lupo o cane in cattività? Capisco perfettamente che questi concetti sembrino quasi filosofici piuttosto che etologici, ma trovo molto divertente sperimentare varie forme di benessere animale, sono convinto che ci siano diverse strade per arrivare all’obiettivo, e non voglio denigrare il terrario naturalistico, ma solo dimostrare che ci sono alternative più funzionali ad esso.

Sotto potete vedere il mio set up naturalistico per la gestione di Pannocchia il mio pitone reale. Funzionale e carino esteticamente ma drammatico dal punto di vista del cambiamento di arredi e scenari. Col tempo mi sono accorto che i miei pitoni smettevano di esplorare l’habitat, quasi come se si assuefacessero della stessa ambientazione.
Mi serviva qualcosa di più dinamico, uno sfondo che mi permettesse di cambiare arricchimenti e arredi in maniera veloce, in modo da permettere ai pitoni di non annoiarsi, o forse sarebbe più corretto dire uno sfondo che stimolasse il loro interesse senza caricarmi di lavoro nel modificarne gli elementi. Sia chiaro, a volte quando faccio queste cose mi sento pazzo, e forse in parte lo sono, ma penso che siano importanti da sperimentare per vedere come le specie ci si interfacciano. Ho smantellato lo sfondo in 3d del terrario di Nagini, che avevo precedentemente costruito, semplicemente non gli piaceva, non lo usava. Ho installato una parete di metallo con dei buchi smussati in modo da poterci appendere dei “ripiani” che ho stampato in 3d. Ho sviluppato i ripiani per renderli adattabili a qualsiasi arredo mi passasse per la testa: corde, tane, mute, tronchi...
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